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Per garantire il diritto alla libertà di movimento, c’è bisogno di canali legali
Foto via Wikimedia Creative Commons ([link removed])
Mentre la Spagna e il presidente della Repubblica Mattarella promuovono politiche per canali regolari di immigrazione, l’UE va nella direzione opposta. Nel frattempo il piano di Trump di reinsediamento delle persone migranti nel Pacifico è stato bloccato.
1. Servono più canali legali: lo dice anche Mattarella
La Spagna ha annunciato la regolarizzazione di mezzo milione di persone migranti.
“In controtendenza rispetto a molti stati europei, il 27 gennaio il governo di sinistra spagnolo ha annunciato un piano per regolarizzare fino a 500mila immigrati, una misura che servirebbe anche a sostenere la crescita economica nel paese. Oggi è un giorno storico per il nostro paese. Stiamo rafforzando un modello migratorio basato sui diritti umani e sull’integrazione, compatibile con la crescita economica e la coesione sociale, ha dichiarato Elma Saiz, ministra dell’inclusione, della sicurezza sociale e delle migrazioni”, si legge ([link removed]) su Internazionale. Di un simile avviso, sembra essere anche il presidente della repubblica Sergio Mattarella che, in occasione del ricordo del naufragio lungo il Canale di Sicilia nel 2015 afferma: “L’Unione europea deve esprimere il massimo impegno in questo senso, [perché il] contrasto all’illegalità, la lotta alla criminalità, si nutrono della
predisposizione di canali e modalità di immigrazione legali che, con coerenza, esprimano rispetto nei confronti della vita umana”, riporta ([link removed]) Domani.
E ancora: “Da allora [il 2015] l’Unhcr stima che 34mila persone siano morte o disperse mentre cercavano di raggiungere l’Europa via mare, ma – precisa l’agenzia Onu per i rifugiati – è probabile che il numero reale sia molto più alto”.
2. L'Ue inasprisce politiche migratorie
La Commissione europea ha presentato un nuovo piano sulla migrazione che punta a ridurre gli arrivi irregolari e rafforzare la cooperazione con i Paesi extra-UE per i rimpatri.
Tra le misure chiave c’è il rafforzamento dei rimpatri
“Giovedì la Commissione europea ha presentato il suo piano per la politica migratoria dell'Unione europea , promettendo di contrastare l'immigrazione irregolare e di collaborare con i paesi esterni all'Unione.
"La priorità è chiara: ridurre e contenere il numero degli arrivi illegali", ha affermato il commissario europeo per le migrazioni, Magnus Brunner. Gli abusi danno una cattiva reputazione all'immigrazione: minano la fiducia del pubblico e, in ultima analisi, ci impediscono di fornire protezione e indeboliscono la nostra spinta ad attrarre talenti", ha affermato Brunner. L'annuncio giunge in un momento in cui la pressione politica sull'UE affinché reprima l'immigrazione illegale resta elevata, nonostante gli arrivi irregolari siano diminuiti di oltre un quarto nel 2025” si legge ([link removed]) su Info Migrants.
E ancora: “La Commissione Europea ha sottolineato che solo circa un quarto dei migranti a cui è stato intimato di lasciare il Paese fa effettivamente ritorno nei propri Paesi di origine. L'Unione Europea ha affermato che aumentare l'efficacia del sistema di rimpatrio dell'UE è urgente. Un rimpatrio rapido, efficace e dignitoso è indispensabile per il buon funzionamento e la credibilità del nostro sistema di migrazione e asilo", si legge nella dichiarazione della Commissione. La Commissione propone il concetto di centri di rimpatrio, che verrebbero istituiti al di fuori dei confini dell'UE, come un aspetto nuovo e "innovativo" della sua politica migratoria”.
3. Un nuovo piano contro il razzismo a livello Ue
Sempre la Commissione Ue ha recentemente promosso una nuova strategia per contrastare il razzismo.
“La nuova strategia si basa sul piano d'azione antirazzismo dell'UE 2020-2025. Mira a rafforzare l' attuazione e l'applicazione delle attuali leggi antidiscriminazione dell'UE, rivedere la direttiva sull'uguaglianza razziale del 2000 e considerare sanzioni più severe laddove necessario rafforzare le norme per contrastare l'incitamento all'odio e i crimini d'odio e garantire i diritti delle vittime attraverso le leggi dell'UE supportare gli organismi per le pari opportunità nei paesi dell'UE nello svolgimento del loro lavoro” si legge sul sito della Commissione. Tuttavia, l’Enar (European Network Against Racism), sostiene ([link removed]) che tale strategia non sia abbastanza: “Sebbene la nuova strategia antirazzismo dell'Unione europea mantenga una terminologia importante, l'impegno nei piani d'azione locali e nazionali contro il razzismo e la
collaborazione con le organizzazioni della società civile, comprese quelle internazionali, non riesce ad affrontare la portata, l'urgenza e la natura strutturale del razzismo in Europa. Come sostenuto nel nostro recente editoriale su EUobserver ([link removed]) , la strategia è slegata dalle violente realtà delle politiche discriminatorie, della securitizzazione e da una diminuzione dello spazio civico, riciclando in ultima analisi vecchi approcci. In qualità di più grande rete antirazzista in Europa, che rappresenta oltre 140 organizzazioni affiliate, collaboreremo con istituzioni e partner [...] per garantire che raggiunga risultati maggiori e risponda all'urgenza del momento in Europa”.
L’Enar sostiene: “Invitiamo la Commissione europea e gli Stati membri ad andare oltre e a concentrare il loro lavoro con la società civile sui seguenti punti: adottare una definizione solida e accurata del razzismo strutturale che ne riconosca la natura sistemica e istituzionale; affrontare il ruolo dell'UE nel perpetuare l'ingiustizia razziale attraverso le sue politiche in materia di migrazione, sicurezza e controllo delle forze dell'ordine, con un impegno per la giustizia riparativa [...]”.
4. La protesta inascoltata delle persone migranti in Libia e in Niger
Le persone migranti protestano per le condizioni inumane e degradanti in Libia e Niger.
“Circa cinque mesi fa, la polizia nigerina ha fatto irruzione nel “Centro Umanitario” di Agadez in Niger 1, gestito dall’UNHCR e finanziato dall’UE e dal governo italiano, per arrestare sei rifugiati che avevano guidato la protesta. Poco dopo, hanno iniziato a circolare voci secondo cui i sei attivisti sarebbero stati deportati illegalmente in Ciad. Di recente sono stata contattata da uno di loro. È sudanese e attualmente si trova bloccato in Libia. Dopo tutto ciò che ha vissuto, chiede che la sua esperienza venga riconosciuta: una storia di ingiustizie e gravi violazioni dei diritti umani, anche da parte di chi avrebbe dovuto garantire protezione”, racconta ([link removed]) la giornalista Laura Morreale su Melting Pot Europa.
5. I legislatori di Palau votano per bloccare il controverso accordo di Trump per il reinsediamento dei migranti dagli Stati Uniti
Un controverso accordo dell'amministrazione Trump per trasferire i deportati dagli Stati Uniti alla piccola nazione del Pacifico di Palau rischia di avere un futuro incerto, dopo che il Senato ha votato per bloccarlo, mentre aumentano le preoccupazioni in merito all'accordo.
“L'accordo, che consente a un massimo di 75 migranti provenienti da paesi terzi che rischiano l'espulsione dagli Stati Uniti di vivere e lavorare a Palau, è stato firmato dal presidente Surangel Whipps Jr. a dicembre . La Camera bassa di Palau deve ora valutare l'accordo e la decisione finale spetta a Whipps Jr. L'accordo fa parte di un pacchetto di assistenza più ampio per Palau, che comprende 2 milioni di dollari per iniziative di sicurezza e 7,5 milioni di dollari vincolati al reinsediamento dei cittadini di paesi terzi”, scrive ([link removed]) la giornalista Prianka Srinivasan sul Guardian. E ancora: “Nel disegno di legge che blocca l'accordo con gli Stati Uniti, i senatori di Palau hanno affermato che il paese, che non è firmatario della Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati del 1951, "non è adatto a fungere da paese di deportazione, ricollocazione o reinsediamento" a causa delle sue "dimensioni
geografiche, infrastrutture e limitazioni di risorse”.
Infine: “L'accordo con Palau rientra nel più ampio programma dell'amministrazione Trump di allontanare i migranti dagli Stati Uniti trasferendoli in paesi terzi, tra cui il Sud Sudan e l'Eswatini, una politica che è stata criticata dagli avvocati specializzati in migrazione e dai gruppi per i diritti umani”.
6. I nostri nuovi articoli su Open Migration
Negli ultimi anni il quadro politico italiano ha visto una progressiva contrazione dello spazio civico e democratico, con un uso sempre più marcato della “questione migratoria” come leva di consenso. Da ultimo, una circolare del Ministero dell’Interno del 20 gennaio 2026 invita le Prefetture a posticipare la visita medica di idoneità al trattenimento delle persone migranti, spostandola a un momento successivo all’entrata nel CPR. Per queste ragioni, un gruppo di professionisti della salute, associazioni e realtà impegnate nella tutela dei diritti delle persone migranti ha lanciato un appello per ribadire un principio fondamentale: la salute non è una variabile dell’ordine pubblico. Di CPR e diritto alla salute negato ce ne parla ([link removed]) Valentina Muglia.
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