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Subject Iniziano i rastrellamenti nel Regno Unito
Date May 6, 2024 10:14 AM
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Il Regno Unito ha dato avvio ai rastrellamenti per le deportazioni in Ruanda

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Iniziano i rastrellamenti nel Regno Unito

Foto via Twitter/Global Justice Now ([link removed])

Il Regno Unito dà avvio ai rastrellamenti di persone migranti - casa per casa - per deportarle in Ruanda. Nel frattempo, degenera la situazione nella Repubblica Democratica del Congo, tra attentati e condizioni insostenibili per le persone rifugiate.

1. In Inghilterra iniziano i rastrellamenti di persone migranti da deportare in Ruanda

Le autorità britanniche hanno avviato una serie di operazioni per detenere le persone migranti in preparazione alla loro deportazione in Ruanda come parte della politica di immigrazione di punta del Primo Ministro Rishi Sunak.

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“Il ministro degli Interni James Cleverly ha affermato che le squadre di controllo stanno “lavorando a ritmo serrato per trattenere rapidamente coloro che non hanno il diritto di essere qui in modo da poter far decollare i voli”, scrive ([link removed]) la giornalista Federica Marsi su Al Jazeera. Si tratta di veri e propri rastrellamenti in cui le forze dell’ordine prelevano le persone migranti dalle proprie case: “Secondo Humans for Rights Network, sono state arrestate anche persone che avevano compilato un questionario del Ministero degli Interni negli ultimi due anni. L'organizzazione ha affermato di aver inizialmente ritenuto che la compilazione del modulo indicasse che le persone destinatarie sarebbero state ammesse nel sistema di asilo del Regno Unito e che quindi non potevano essere espulse”. Nel frattempo a rischio deportazione anche i minori: “è stato affermato che i minori richiedenti asilo non
accompagnati rischiano di essere mandati in Ruanda perché il Ministero degli Interni ha erroneamente classificato alcuni di loro come adulti. Il Refugee Council, che lavora con questi minori, ha denunciato tale rischio dopo che a più di una dozzina di minori con cui lavora sono state erroneamente rilasciate notifiche per la deportazione in Ruanda”, scrive ([link removed]) la giornalista Diane Taylor sul Guardian.

Infine, anche l’Irlanda pianifica di adottare politiche securitarie, dopo che diverse persone migranti sono fuggite nel Paese per evitare le deportazioni in Ruanda: “il governo irlandese sta cercando di definire una legge che consenta di risolvere entro la fine di maggio la crisi che si è aperta con il Regno Unito, con l'ondata di migranti che si è riversata nell'isola dopo il via libera di Londra al trasferimento dei richiedenti asilo in Ruanda. Un piano per una misura che riqualificherebbe il Regno Unito come "Paese sicuro" per i rimpatri è stato già approvato in questi giorni dall'esecutivo di Dublino”, riporta ([link removed]) Euronews.
2. Attentati nella Repubblica Democratica del Congo

L'ONU afferma che due campi profughi sono stati colpiti vicino alla città di Goma, dove migliaia di persone cercano rifugio dai combattimenti nelle aree circostanti.

“Le bombe hanno colpito i campi di Lac Vert e Mugunga, vicino alla città di Goma, ha affermato l'ONU in una nota, definendo gli attacchi una "flagrante violazione dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale e possono costituire un crimine di guerra". Un’offensiva durata due anni da parte di un gruppo ribelle noto come M23 si è avvicinata alla città orientale di Goma negli ultimi mesi, spingendo migliaia di persone a cercare rifugio nella città dalle aree circostanti”, riporta ([link removed]) il Guardian.

Ricordiamo che “da due anni il gruppo armato M23 (Movimento 23 marzo) combatte l’esercito congolese e i suoi alleati nella provincia del Nord Kivu, e la violenza ha cominciato a intensificarsi alla fine di gennaio. Ora i combattimenti hanno raggiunto il confine con la provincia del Sud Kivu. Questa nuova escalation del conflitto ha causato ancora una volta la fuga di intere comunità. Soltanto nella prima settimana di febbraio, gli scontri armati hanno costretto oltre 70.000 persone a fuggire nel Sud Kivu e 200.000 a Goma, dove negli ultimi due anni si erano già stabiliti più di mezzo milione di sfollati”, riporta ([link removed]) Medici Senza Frontiere.
3. Nuovi finanziamenti Ue al Libano per contenere i flussi migratori

L’UE ha presentato un pacchetto di aiuti economici da 1 miliardo di euro per il Libano, gran parte dei quali serviranno a fermare la migrazione verso l’Europa. La mossa avviene in un contesto di aumento del numero di rifugiati siriani che raggiungono Cipro.

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“Una parte degli aiuti sarà destinata al rafforzamento dei servizi di base, come l’istruzione, la protezione sociale e la sanità, nonché alla riforma economica. Ma la maggior parte dei finanziamenti – 736 milioni di euro – andranno a sostenere i rifugiati siriani “e altri gruppi vulnerabili” in Libano. L'agenzia di stampa [Associated Press] ha aggiunto che altri 200 milioni di euro serviranno a fornire infrastrutture, attrezzature e addestramento alle forze militari e di sicurezza libanesi per rafforzare i confini del paese, secondo i dati del governo cipriota”, si legge su Info Migrants.

Nel frattempo aumenta la xenofobia in Libano contro le persone rifugiate siriane: “molte autorità locali hanno imposto coprifuoco illegali e discriminatori contro i rifugiati siriani e aumentato il numero di posti di blocco di sicurezza, violando il diritto dei siriani alla libertà di movimento. Il governo nazionale non è intervenuto ma ha chiesto a questi comuni di raddoppiare i loro sforzi discriminatori. Nel frattempo, in Libano è emersa una nuova inquietante campagna xenofoba”, riporta ([link removed]) il Minority Rights Group.
4. Quasi 90 persone soccorse al largo della Libia

La Ong Emergency ha affermato di aver tratto in salvo 87 persone, tra cui donne e bambini, nel Mar Mediterraneo.

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“Quando i soccorsi sono arrivati, è stato scoperto che l’imbarcazione si stava riempiendo d’acqua. Tra le persone a bordo c'erano una donna incinta e quattordici minori non accompagnati. Abbiamo subito accolto i casi più vulnerabili: una donna incinta al quarto mese e un ragazzo diabetico, ha detto un'infermiera della nave di soccorso”, riporta ([link removed]) Euronews.

E ancora: “dopo aver completato il salvataggio e informato le autorità competenti, è stata assegnata la città di Napoli come porto dove sbarcare. Il loro arrivo è previsto per lunedì mattina. Le 87 persone soccorse provenivano da paesi colpiti da conflitti e gravi crisi economiche, politiche o sociali, tra cui Sudan, Nigeria, Niger, Sud Sudan, Eritrea, Bangladesh, Mali, Togo, Ghana, Liberia, Ciad, Camerun, Senegal e Costa d'Avorio”.
5. Si apre una nuova rotta migratoria

Partono da Tobruk e dopo un passaggio sulla piccola isola greca vengono trasferiti a Creta. Dove mancano i centri di accoglienza. “Questo è un luogo di transito, ma si deve far fronte ai bisogni immediati delle persone, soprattutto dei soggetti più vulnerabili, dice l'avvocata Drakopoulou del Consiglio greco per i rifugiati. Senza strutture per la valutazione delle domande d’asilo i cittadini stranieri finiscono nei centri di detenzione”, riporta ([link removed]) la giornalista Alessia Micalizzi su Il Manifesto.
“A differenza di altre isole dell’Europa meridionale, Creta e Gavdos all’estremo sud della Grecia hanno visto migranti e richiedenti asilo sbarcare sulle loro coste solo occasionalmente fino alla fine del 2023, quando una nuova rotta che parte da Tobruk, in Libia, ha cominciato a rendere gli arrivi sempre più frequenti. Nel 2024 le due isole hanno registrato più di 1.300 arrivi insieme, eguagliando i numeri di Chios e Kos nel Mar Egeo. Secondo i dati e la gente del posto, i richiedenti asilo arrivano soprattutto da Egitto, Pakistan e Afghanistan, ma ci sono stati anche siriani e palestinesi”, scrive Micalizzi.

E ancora: “Katerina Drakopoulou, avvocata del Consiglio greco per i rifugiati (Gcr) a Creta, ha confermato che soprattutto a partire da dicembre 2023 questa corsia preferenziale verso i centri di detenzione è diventata la norma, seppure non dovrebbe esserlo: la valutazione delle vulnerabilità individuali – dice al manifesto – dovrebbe essere sempre garantita. Solo perché qualcuno viene dall’Egitto dove non c’è una guerra in corso non significa che non abbia diritto a protezione internazionale. Quello che noi del Gcr abbiamo notato è che dove non ci sono strutture di accoglienza, la situazione è sempre molto caotica”.

6. I Centri in Albania: tra propaganda e realtà

Benché avrebbero dovuto rappresentare il cavallo di battaglia di Meloni per le europee, i Centri (di accoglienza e detenzione) in Albania sono in costruzione.

“La prova provata che il governo, per fronteggiare gli sbarchi dei migranti sulle nostre coste, aveva trovato la Soluzione. Invece i campi in Albania, annunciati in pompa magna il 6 novembre scorso dalla Premier italiana e dall’albanese Edi Rama, sono ancora in costruzione. E non si sa quando verranno inaugurati. C’è chi dice settembre, chi novembre. Chi non azzarda previsioni”, scrive ([link removed]) il giornalista Alberto Gentili su Huffpost. “Strutture [quelle da costruire in Albania] che secondo gli annunci di Meloni e Rama avrebbero dovuto garantire la permanenza in Albania di 3.000 persone migranti al mese, per un totale di 36.000 [persone] l’anno. Cifre rivelatisi subito eccessivamente ottimistiche visto che la “permanenza” delle singole persone migranti, salvate in mare dalle navi della Marina militare e della Guardia di Finanza (Ong vietate)
può essere prolungata fino a 18 mesi”.

E ancora: “un altro è quello della complessità giuridica della "esternalizzazione” dei centri di accoglienza che saranno gestiti in toto dall’Italia, con un continuo via vai tra le due sponde dell’Adriatico di migranti, giudici, agenti di polizia, guardie carcerarie, militari, avvocati, etc. E un altro ancora è quello dei costi: i tre Centri (gestione compresa) dovevano costare 500 milioni in cinque anni, ora già si parla di 1 miliardo di euro. Un prezzo ben più salato di quanto sarebbe costato realizzare i due hot spot e il Cpr in Italia”.


Il team di Open Migration

“L’Unione Europea si fonda sui valori indivisibili e universali della dignità umana, della libertà, dell’uguaglianza e della solidarietà”, così recita il preambolo della Carta dei diritti fondamentali della UE.

Da anni, tuttavia, assistiamo alla continua e sistematica violazione di questi principi. Ne sono innegabili esempi: la militarizzazione ed esternalizzazione delle frontiere interne ed esterne; i respingimenti brutali; le violenze perpetrate nell’ambito degli Stati membri e nei Paesi terzi con cui l’Europa ha stretto accordi per impedire l’ingresso nel proprio territorio dei richiedenti asilo.

Per questo motivo vi invitiamo a firmare l'iniziativa dei cittadini europei (ICE) "Stop Border Violence ([link removed]) ", per maggiori informazioni:
* Leggi il Manifesto ([link removed])
* Firma ([link removed]) l'iniziativa

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